Storie Wattpad

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Capitolo 32




Fix me


“And the tears come streaming down your face


When you lose something you can’t replace


When you love someone but it goes to waste


Could it be worse?”


~ Coldplay (Fix You)*


*E le lacrime iniziano a scorrere sul tuo viso / Quando perdi qualcosa che non puoi riavere / Quando ami qualcuno ma va tutto in fumo / Potrebbe andare peggio?


Teresa


Mi accoccolai tra le braccia di Travor, mentre una nuova canzone riempiva la sala. Nascosi il viso nell’incavo del suo collo, stando attenta a non macchiare con il rossetto la camicia bianca che lo avevo convinto a mettersi. Ero riuscita nel mio obbiettivo, ero riuscita a portare un po’ di colore nel suo guardaroba, come lui era riuscito a fare nella mia vita.


«Sono davvero felice per Nan e Jex», mi scostai leggermente per guardarlo negli occhi.


Lo vidi spostare per qualche secondo lo sguardo da qualche parte alle mie spalle, per poi riportare tutta la sua attenzione su di me. «Anche io, saranno dei genitori grandiosi».


Annuii con un piccolo sorriso sulle labbra. «Tu, un giorno, vorrai avere figli?», non so perché gli feci quella domanda, in realtà, a quella risposta, nemmeno io ci avevo pensato sul serio. Con Marco non né avevamo mai parlato seriamente, ci avevamo scherzato su, ma era un discorso che rimaneva lì, come se fosse scontato che dopo il matrimonio avremmo avuto dei bambini. Mi resi anche conto, che non sapevo nemmeno se Trav avrebbe mai voluto sposarsi.


Mentre mi guardava dritta negli occhi, sembrò davvero pensarci su. «Non lo so» ammise, «Non ci ho mai pensato, non sono sicuro di essere in grado di prendermi cura di un’altra persona, che è completamente dipendente da me, per molto tempo non sono stato in grado di prendermi cura di me stesso».


Strinsi la stretta dietro la sua nuca, accarezzando con le dita le ciocche morbide dei suoi capelli. «Sei stato molto bravo a prenderti cura di me, mi hai aggiustata» mormorai alla fine.


Travor era stato grandioso nello prendersi cura di me, mi aveva aiutata con le mie dipendenza, mi aveva trovato un lavoro, mi aveva insegnato di nuovo a sorridere e mi aveva fatto scoprire che sarei di nuovo stata in grado di amare, che la mia vita non era finita, era semplicemente cambiata e avrei semplicemente dovuto imparare di nuovo a viverla.


«Non ti ho aggiustata», il suo tono era contrariato.


«Si, lo hai fatto».


Mi guardò e nel mio sguardo dovette leggerci assoluta risolutezza, perché alla fine cedette. «Al massimo ti ho solo messo un po’ d’olio».


Gli sorrisi, poi avvicinai il mio volto al suo per dargli un bacio.


«Tu hai fatto lo stesso con me» mi mormorò a fior di labbra, «E un figlio, se fosse tuo, lo vorrei sicuramente».


Non mi diede il tempo di sentire le farfalle nello stomaco che mi afferrò per il braccio per farmi fare una giravolta. Poi me ne fece fare un’altra, un’altra, e un’altra ancora, fino a che non scoppiai a ridere e mi riportò tra le sue braccia per posare la sua bocca sulla mia.


«Ti amo» sorrisi. 


«L’ho detto prima io» scherzò, passandomi la lingua sulle labbra.
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