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Sette Blog per Un Autore: Francesca Tibo

 

Readers l’ospite di questa settimana, per l’iniziativa Sette blog per Un autore, ideata dal blog Gli occhi del lupo, è Francesca Tibo!

 

 

Titolo: Le novelle horror della Nonna

Autore: Francesca Tibo

Data di pubblicazione: 30 settembre 2021

Editore: Sagà Edizioni

Genere: Novelle horror

Pagine: 343

Link Amazon: https://www.amazon.it/Novelle-Horror-della-Nonna-Tartaros-ebook/dp/B09HN95BQZ/ref

Trama

Nella superba foresta di Vallombrosa, una campagna selvaggia e misteriosa, che si estende in Toscana per centinaia e centinaia di chilometri quadrati ancora oggi quasi disabitati, c’è il monte Farneta. Lì, in una grande casa colonica, ogni domenica, nonna Regina ripopola i boschi e le strade casentinesi raccontando a figli, nuore e nipoti le vicende mozzafiato di personaggi fantastici.
Principi e re, spade e armature, lupi mannari, fantasmi, vampiri, angeli e santi, streghe, zombie, diavolacci e buffi gatti stregati si muovono nella valle a colpi di maledizioni, sortilegi e tremende battaglie. Ogni tanto, lì arriva anche Belzebù.
Per narrare di un mondo – esoterico, favolistico e religioso – di cui oramai si è perso il ricordo.
Le Novelle Horror della Nonna assecondano l’immaginario dei grandi e dei piccini capaci di ammettere serenamente l’esistenza di un mondo misterioso, talvolta oscuro.

Basta solo chiudere gli occhi e lasciarsi guidare.

 


 

Intervista Autore

 

1) Chi è Francesca Tibo?
È difficilissimo rispondere a questa domanda. Forse, prima di tutto sono uno spirito libero e ribelle. Non ho mai accettato alcun tipo di imposizione o decisione altrui che mi venisse calata dall’alto, per questo a vent’anni me ne
sono andata di casa. Oggi, alle soglie dei cinquant’anni posso affermare che i sintomi stiano allegramente peggiorando, essendo diventata anche molto intollerante. Non tollero più questa società, il nichilismo di chi abita i piani alti, le menzogne in cui pretendono di avvolgerci, la violenza urbana e ancor più quella domestica che porta tanto dolore e disperazione, per non parlare di quella sui bambini e sugli animali. Il mondo così com’è mi provoca l’orticaria e non perdo occasione per fuggire da Firenze in cerca della montagna dove non si incontra quasi nessuno. Amo il freddo, la neve, gli alberi e gli animali; odio la TV spazzatura, chi la fa e chi la guarda, mi informo solo via internet, compro tutto on-line, anche la spesa di casa, leggo, scrivo e mi occupo della mia famiglia e dei nostri quadrupedi.

 

 

2) Come è nata la tua passione per la lettura? E quella per la scrittura?
Con la passione per la lettura si nasce, è un dato di fatto. Ho imparato a leggere da sola a quattro anni, osservando, cercando di capire. Inizialmente, in casa mia i libri si contavano sulle dita, perché mio padre ha sempre lavorato come una bestia e mia mamma si occupava della famiglia. Sono persone semplici i miei genitori, nate povere, che non hanno potuto studiare. Persone che a causa della miseria vissuta hanno pensato prima di tutto a
portare a casa il pane per i figli e non un libro. Però, ho ancora uno zio che un tempo aveva fra i suoi clienti un paio di grandi case editrici fiorentine e ogni anno, per Natale, mi regalava uno scatolone enorme pieno di libri che metteva da parte durante l’anno. Trovavo di tutto dentro a quello scatolone, dalla Divina Commedia alle Favole di Esopo, da Le mie Prigioni al Giornalino di Gianburrasca, e io, in preda a un fuoco divoratore, senza avere idea di quel che tenevo in mano, leggevo tutto. Tranne la Divina Commedia, quella nell’edizione De Anna era davvero inaccessibile! I Promessi Sposi li ho letti a nove anni scambiandolo per un romanzo umoristico e sganasciandomi dalle risate sopra molte delle sue pagine, comprese quelle sulla peste. Ancora non ho smesso di ridere. La passione per la scrittura direi che è stata conseguente. Da bambina, ma anche durante l’adolescenza, ricopiavo a mano i libri che più mi piacevano, calandomi nei panni dell’autore per provare le stesse sue emozioni via via che la storia si andava dipanando. Un’adolescenza difficile, lo ammetto! Io ho la testa piena di storie che smaniano di essere raccontate, personaggi che si accapigliano, gelosi gli uni degli altri, che reclamano attenzione notte e giorno. Io devo scrivere, e devo leggere, non sono hobby, ma due delle tante reazioni biochimiche della catena metabolica che mi tiene in vita.

 

 

 

3) Quanto tempo dedichi alla scrittura durante il giorno?
A dire il vero, scrivo o leggo costantemente. Semplicemente, faccio delle pause qua e là in cui mi rassegno a dare lo straccio, caricare la lavastoviglie, rifare i letti. Per fortuna, mio marito si occupa di cucinare e servire a tavola sgravandomi di una mansione che se fosse dipesa da me a quest’ora saremmo già tutti morti di fame!

 

 

 

4) Quando scrivi solitamente preferisci il silenzio assoluto o ascolti della musica?
Dopo tutto quello che ho detto di me, vi sembrerà incredibile, ma per scrivere ho bisogno di caos. Non so come sia possibile, ma più caos ho intorno più il silenzio dentro di me diventa profondo. Se ascolto musica, sparo a tutto volume una bella scarica di Heavy Metal perché nelle mie vene non scorre sangue ma metallo fuso; in alternativa, del sano jazz.

 

 

5) I tuoi romanzi hanno delle colonne sonore?
Quello che sto scrivendo, Aerosmith e Rolling Stones, ma anche un po’ di Blues Brothers ultimamente; Le Novelle horror della nonna, invece, si sono dipanate sulle note degli AC/DC e la voce pazzesca della povera Amy Winehouse.

 

 

6) Qual è il tuo autore e il tuo libro preferito?
Oddio! Da che parte comincio? Diciamo che fino a una certa età leggevo solo classici della letteratura, poi ho scoperto i gialli, la fantascienza e la fantascienza umoristica, come la chiamo io, e da allora non riesco a leggere
altro. Amo follemente Douglas Adams, l’autore di Guida galattica per autostoppisti, del Doctor Who e dell’investigatore olistico Dirk Gently, protagonista di soli due romanzi perché, purtroppo, Adams è venuto a
mancare giovanissimo… aveva la mia età adesso, ora che ci penso… lasciandoci orfani. Dalla mia disperazione per la sua dipartita è nato un personaggio che mi sta travolgendo e che mi piace credere sia lo stesso Douglas Adams a soffiarmi nelle orecchie mentre scrivo. Libri preferiti ne ho troppi per elencarli tutti e soffro all’idea di lasciar fuori qualcuno. Nomino soltanto Good Omens di Terry Pratchett e Neil Gaiman, perché dopo aver visto la serie che ne è stata tratta (e che ho semplicemente adorato!) ho riletto recentemente.

 

 

 

7) Se potessi cambiare qualcosa della storia ormai pubblicata, lo faresti? Se sì, perché?
No, non cambierei niente. Non perché sia perfetta, niente lo è; semplicemente perché è già nata ed è come una creatura vivente che va bene così com’è perché unica. Nonna Regina racconta a figli, nipoti e compaesani che si
trattengono a veglia, storie antiche come le montagne che la circondano, dove è cresciuta e invecchiata badando alla famiglia. Sono racconti come quelli che ci narrava mia nonna Ermelinda quando eravamo piccoli e che mettevano
addosso la cacarella! Oggi quelle storie non si raccontano più ai bambini, perché si teme di traumatizzarli o interrompere di botto il loro sviluppo. Scherzo, naturalmente, però, un po’ è vero. Per dire, i libri di favole che regalavano a mio figlio quando era piccolo mi facevano dare di stomaco per la stupidità dei contenuti e la povertà di linguaggio. Noi leggevamo altro, ma non vi dirò mai cosa!

 

 

8) Ti sei ispirato a qualcuno per la descrizione fisica/caratteriale del tuo/dei tuoi personaggio/i?
Alle persone della mia numerosissima famiglia, soprattutto quelle che non ci sono più e che porto nel cuore, come gli zii e i cugini dei miei genitori, i miei nonni, i vicini di casa di quando ero bambina.

 

 

9) Che consiglio daresti a chi vorrebbe pubblicare il suo primo libro?
Non mi piace dare consigli. Sono una che li accetta volentieri, ma non mi piace darne, però suggerirei di studiare, studiare tanto la lingua italiana. Quest’anno ho partecipato al concorso Io Scrittore (che non ho superato), e mi sono trovata a valutare incipit di romanzi che ho voluto stampare solo per darmi la soddisfazione di lanciarli dalla finestra. Trovo che sia una grave mancanza di rispetto, da veri cialtroni, inviare a un editore un testo scritto con i piedi, perché la forma è anche sostanza. A parte questo, posso dire che ci vuole molta fortuna, oltre che talento, per farsi notare nel mondo editoriale di oggi, e che rivolgersi a case editrici dal nome meno roboante di quelle che conosciamo tutti è una strada da percorrere assolutamente. Ci sono seri e generosi artigiani dell’editoria capaci di accompagnarti per mano nel tuo lavoro, e io sono stata fortunata ad aver trovato persone così in Sàga Edizioni.

 

 

10) È il momento dello “Spot Time”. Perché i lettori dovrebbero acquistare questo romanzo?
Perché mette paura, ma fa anche sghignazzare!

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