#BrokenHeart2 #VLove #Wattpad

Capitolo 22 




“Ninna nanna e buonanotte


Nel cielo le stelle risplendono


Intorno alla tua testolina


I fiori gioiscono


Al tuo sonno fino al giorno”


– Brahms’ Lullaby






Logan


Delle volte le cose cambiano così rapidamente da non accorgersene neanche. Nella vita la situazione si può ribaltare in un battito di ciglia – io ne sapevo qualcosa – e quando ti va bene, lo stravolgimento avviene in meglio. Come nel mio caso, come quel giorno.


In meno di un mese le cose tra me e Claire si stavano facendo dannatamente serie, devo ammettere che un po’ mi faceva paura, non solo per me ma anche per Richard, vedevo il mondo in cui si stava legando a lei, e se da una parte mi rendeva l’uomo più felice sulla faccia della terra, dall’altra parte mi terrorizzava. 


In tre settimane la mia Campanellino era riuscita, non solo a stravolgere la mia vita, ma anche a rifare completamente l’arredamento della vecchia casa di Rose. In quel preciso momento la stavo aiutando a trasportare diversi scatoloni in quella che una volta era la stanza di sua nonna.


<<Mettilo li>>.


Era super carina quando mi dava gli ordini. Con una bandana nera tra i capelli, una mia vecchia maglietta e dei pantaloni da yoga. Con la faccia arrossata per lo sforzo di spostare scatole e mobili, ma con un sorriso che andava da orecchio a orecchio. 


Si mise in ginocchio e con un taglierino tagliò lo scotch che sigillava la confezione. Quando aprì i lembi della scatola alzò lo sguardo su di me. <<Secondo te gli piacerà?>>.


Inarcai un sopracciglio ed allargai le braccia per indicare quella che una volta era la camera da letto di Rose.


<<Mi pigli in giro? Parli della mini macchina che è li dentro o della stanza? Una volta che avrà messo piede qui dentro, uscirà solo per usare quella>>, lanciai un’occhiata al bolide che era dentro la confezione. 


La stanza in questione, che sarebbe dovuta essere la camera padronale, stava per diventare la cameretta di mio figlio. Avevo detto a Claire che non c’era bisogno di dargli quella stanza, quella che era appartenuta a Dylan sarebbe andata più che bene, d’altronde era già arredata per essere la camera di un maschio. Ma lei aveva rifiutato. Diceva che lei non sarebbe stata in grado di dormirci, ed essendo la stanza più grande sarebbe stata uno spreco farci uno studio od una camera per gli ospiti. Così l’aveva dipinta di grigio, aveva sostituito il vecchio armadio con un letto a castello bianco e giallo ed aveva fatto dipingere a Jennifer un murales che ricopriva un’intera parete – solo per quelle immagini dei suo supereroi preferiti, che sembravano uscire dalla parete, Ricky si sarebbe innamorato di quella stanza. 


Credo che Claire stesse cercando di renderla la cameretta dei sogni di ogni bambino perché voleva con tutto il cuore che Richard decidesse di rimanere sul serio in quella stanza. Quella sarebbe stata la prima sera che lui dormiva li, ed ero convito che cercasse di fare di tutto per fargli desiderare di rimanere. In quel mese io andavo e venivo da casa sua a casa di mia madre. Dopo aver messo a letto mio figlio ogni sera sgattaiolavo fuori di casa per infilarmi nel suo letto, ed ogni mattina dovevo andarmene dal suo calore per tornare prima che Ricky si svegliasse. Era una situazione spossante, ma ne valeva la pena, per lei ogni cosa ne sarebbe valsa la pena.


Mi guardò con un sorriso incerto. <<Voglio solo che abbia il meglio>>.


Le presi la mano e la rimisi in piedi. <<Lo so>>, e lo sapevo perché non era stato solo Richard ad affezionarsi a lei…


Claire cercava di passare più tempo possibile con mio figlio. Quando non era in pasticceria – dove aveva iniziato a lavorare per la signora Dáireen, la nonna di Tom, che aveva intenzione di andare in pensione e cercava qualcuno all’altezza a cui vendere il locale – lo portava da qualche parte oppure passava del tempo con mia madre e lui a guardare ore e ore di cartoni. Un paio di sere era rimasta anche per metterlo a letto, aveva osservato la nostra routine con un sorriso e poi si era offerta per leggergli la favola della buona notte – quel giorno per me era stato qualcosa di indescrivibile, vederla li, sdraiata al fianco del mio bambino, mentre gli accarezzava i capelli e dolcemente leggeva per lui…


Tirandola leggermente per la mano che tenevo stretta nella mia la spinsi tra le mie braccia. 


<<Ti amo>> soffiai contro la sua bocca. Ora che glielo avevo detto non riuscivo più a smettere.
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