1. Partiamo con una domanda semplice: chi è Marina oltre le vesti della scrittrice?
La domanda è semplice, la risposta complicata!
Quando tolgo i panni da scrittrice sono mamma di due figli ormai grandi (uno di quasi 28 anni e l’altro di 21) felice umana di un gatto di nome Zero, e moglie.
Io sono anche le mie convinzioni, i miei sogni e obiettivi, la direzione che ho dato alla mia vita. Le esperienze che si vivono a volte segnano e solo cercando di trarne qualcosa di positivo si riesce a crescere, ad andare oltre, a trovare un equilibrio che ti fa godere delle persone che hai accanto. In questo credo si trovi la felicità. (lo dicevo che era complicato )
2. Come nasce la tua passione per la lettura e la scrittura?
Avevo dieci anni. Ho iniziato scrivendo favole, che ancora conservo. Poi nel 2000 ho iniziato a collaborare con famose riviste femminili che pubblicano racconti e romanzi. Ne ho pubblicati circa 1600. Il mio primo romanzo vero e proprio l’ho pubblicato con una casa editrice (non a pagamento) nel 2003. È stato emozionante vederlo nelle edicole e nei supermercati.
La passione per la lettura è andata di pari passo. Alle elementari leggevo anche i libri di mio fratello e gli facevo i riassunti. Il primo libro che ricordo di aver letto è stato Gli UFOvengono da Cipango. Se non ricordo male è del 1977. Avevo dieci anni.
3. Quanto c’è di te nei tuoi romanzi?
Moltissimo, per questo motivo all’inizio (parlo degli anni Novanta) mi vergognavo un po’ a far leggere i miei romanzi. I personaggi spesso danno voce ai miei pensieri, alle mie convinzioni. Mettersi a nudo non è sempre facile.
4. Com’è nato il tuo primo romanzo?
C’è un evento che ricordo spesso. Ero sposata da pochi mesi e un giorno in particolare avevo questa trama che mi frullava per la testa (quella di Amore Proibito, che poi è stato il mio primo romanzo pubblicato come libro). Ho passato tutto il giorno a pensarci e non ho detto una parola. Mio marito alla sera mi chiese se ci fosse qualcosa che non andava perché di solito chiacchieravo molto.
Ricordo che me lo figuravo come un film, poi arrivavo a un punto che non mi convinceva e ricominciavo a pensarlo da capo.
La prima stesura la feci su una vecchia agenda.
5. Solitamente da cosa trai ispirazione?
Dipende. A volte dalla vita vera per la storia oppure per un personaggio. In altre occasioni da qualcosa che mi ispira: un luogo, una sensazione, un nome, qualcosa che voglio dire o raccontare o semplicemente l’idea di come potrebbe essere una relazione.
6. Come sono nascono i tuoi personaggi?
Può sembrare incredibile, ma nascono dal nome. Se non trovo il nome giusto non riesco a immaginarmi i personaggi. Loro sono come persone. Vivono dapprima nella mia testa e poi di vita propria. Quindi prima il nome, legato alla personalità, poi tutto il resto. Di solito un personaggio ha un tono emozionale, delle caratteristiche peculiari che poi si manifestano durante la storia. Si evolvono quasi autonomamente.
7. Parlando di ambientazioni, come le scegli?
Molto spesso sono luoghi dove sono stata: la Florida, l’Inghilterra, la Sardegna e non solo. Quando non sono stata in quella particolare città faccio un gran lavoro di ricerca, utilizzando anche Google maps. Mi piace rendere realistiche le storie.
8. C’è un genere che scriveresti volentieri e quale invece proprio non ti ispira?
Scrivo rosa, fantasy, fantascienza, mistero, ho provato anche con i racconti gialli, per una rivista. Non amo i thriller e i gialli con tanti morti ammazzati. Non amo la violenza, di nessun genere, il sangue, la suspance tipo musica da film dell’orrore. Ecco, non scriverei mai un romanzo dell’orrore, ne sarei angosciata.
9. Quanto tempo dedichi alla scrittura durante la giornata?
Di solito decido una scadenza e in base a quanto è lontana ci lavoro. Ci sono giorni in cui passo tutto il tempo al pc e altri solo un paio d’ore. Dipende anche dagli impegni quotidiani.
10. Scrivi con la musica o vuoi assoluto il silenzio?
A volte con la musica. A kiss of love l’ho scritto associando ad ogni capitolo un brano musicale italiano. Non ho mai parlato della colonna sonora, anche se me l’ero scritta. La canzone legata al capitolo faceva capire il tono emozionale e cosa sarebbe successo. Però mi dà fastidio se c’è qualcuno che mentre scrivo continua a parlarmi.
11. Cosa vorresti trasmettere ai lettori con questa tua opera?
Prima di tutto vorrei intrattenere la lettrice, poi regalare emozioni e una storia a lieto fine che possa far sognare, evadere dalla realtà, rilassare. Ogni mio romanzo può essere visto un po’ come un’alternanza di emozioni e sensazioni. Così è la vita: un giorno sei felice, il giorno dopo magari no. Soprattutto in amore. A volte si è fragili e basta poco per farci sentire insicuri o delusi. Il lieto fine dà speranza e, secondo, me, una volta che l’hai finito, e chiudi il libro, ti senti meglio.
Con i fantasy e la fantascienza, invece, mi piace dare al lettore un punto di vista diverso, insolito, che può far riflettere su temi e domande che assillano l’uomo dall’alba dei tempi. Mi piace esplorare temi, generi, idee, miti e leggende e dar loro una rivisitazione nuova.
Ad esempio, per il paranormal su Jack O’Lantern ho fatto un sacco di ricerche sulle leggende irlandesi, mentre per la figlia di Santa, un fantasy intriso di magia, ho studiato le leggende su Santa Claus e sui krampus (demoni). Credo che un romanzo, per essere davvero unico, necessiti di ricerche mirate.
12. Che consiglio daresti a chi vorrebbe scrivere il suo primo libro?
Un romanzo è un insieme di tante cose. Ognuno ha il suo modo di scrivere e di organizzare la stesura. Quello che però ci tengo a consigliare è di scrivere, scrivere, scrivere e leggere, leggere, leggere. Sono due lati della stessa medaglia. Una volta finito, è importante trovare una brava correttrice di bozze e poi un editor. Lo so che ognuno di noi pensa sempre di aver scritto un capolavoro privo di errori, ma non è mai così. Persino i grandi come Stephen King hanno degli editor. So anche che è un costo, ma costa molto di più a un autore emergente pubblicare qualcosa che non è ad un buon livello. Il lettore deluso potrebbe non darti una seconda possibilità e oggi le monostelle le regalano come il pane. Per un emergente ricevere una monostella potrebbe essere davvero molto doloroso e demoralizzante. La scrittura migliora con la pratica e la correzione.
13. Concludiamo con un’ultima domanda: cosa bolle in pentola al momento?